Aprile 23, 2008
Cdr, una sorta di anagramma spaesato a metà via tra Udeur e Udc. L’attenzione si sposta dalle’emergeza rifiuti all’emergenza sicurezza. Pianodardine come Pustarza. E’ la ribellione del popolo che consuma pagine di giornali. I quattordici anni di gestione indegna non fanno più notizia. I cassonetti lasciano spazio alle tende di chi chi difende la propria terra da una presunta ingiustizia. C’è da chiedersi, visto che la sommossa è ormai dietro l’angolo, quale popolazione voglia accogliere i rifiuti. Ci si appella al senso di responsabilità, al dovere civico. Ma le distanze tra cittadini e istituzioni e presunti commissari restano incolmabili. Eppure quanti rifiuti solidi ricoprono cariche istituzionali, magari eletti da quegli stessi cittadini che oggi insorgono? Quante ecoballe sono state raccontate durante questa e altre campagne elettorali per un sudicio consenso strappato alla folla? Intanto la Lega fa cappotto al Nord. Rivendicando un orgoglio territoriale che il Mezzogiorno non conosce e non avrà mai modo di comprendere. Cambiano i governi ma la percezione resta la stessa. Come inalterata la convinzione che Mastella abbia pagato per tutti. La politica era e resta quella. Un modo di fare ai limiti della legalità, un tracciato poco meritocratico e troppo oligarchico. Un giro, una casta. Un vigneto curato nei minimi particolari. Se sia la migliore uva non interessa a nessuno. L’importante è vendemmiare. Consegnare un’annata. Quanto pregiata non fa differenza. Accontentiamoci dei nostri politici. Del resto sono prodotti tipici anche loro.
Massimo Gardini
Aprile 23, 2008
AVELLINO - Basterebbero i suoi occhi lucidi e rossi per spiegare lo stato d’animo che ha accomunato (ed, evidentemente, ancora accomuna) gli amministratori che si sono ritrovati ieri notte nel Comune di Avellino. «De Gennaro ha tradito tutti gli accordi e le promesse che aveva fatto nelle settimane e nei mesi scorsi. Prendete le interviste e le parole che aveva detto il Commissario e confrontatele con quanto sta avvenendo in queste ore». E’ seduta al fianco di Galasso, le mani conserte, abbandonate sulle gambe: un piccolo momento di smarrimento. E domani (oggi per chi legge, ndr) che cosa si farà? Uno sguardo lungo e profondo che vale più di mille parole: «Domani, stanotte (ieri notte per chi legge, ndr) mi accampo in via Pianodardine. Devo recuperare soltanto la mia tenda di campeggio degli anni settanta». Un sorriso amaro le illumina il volto. Non ha intenzione di mollare, per nessuna ragione al mondo, «perchè la nostra provincia ha già dato molto per i rifiuti e non può diventare la pattumeria della regione Campania». L’amarezza e la delusione lascia posto soltanto alla rabbia: «Siamo le istituzioni presenti sul territorio e non ci hanno degnato nemmeno di avvertici, neanche un preavviso minimo. E ai cittadini che, a quest’ora dormono tranquillamente a casa loro, chi lo dice?». Teme mobilitazioni, teme proteste: lo spettro di Ariano Irpino, delle cariche, delle botte e degli scontri tra manifestanti e poliziotti, per un attimo si affaccia nella sala riunioni del Comune di Avellino. «Ho paura,anche perchè ad Ariano sono abituati, sono in perenne mobilitazione, ma noi, come facciamo?». Non è un dubbio qualunque, è quella paura che ti assale di fronte all’inaspettato che bussa improvvisamente e violentemente alla tua porta. «Non si capisce neanche di che tipo di balle stiamo parlando, rifiuti? Tal quale? Prodotti dei Cdr. Altro che democrazia, siamo proprio alla fine di tutto».La sala è stipata all’inverosimile: non tutti resistono e qualcuno si accende una sigaretta. Il sindaco Galasso è la persona che mostra maggiore autocontrollo, ma anche lui mostra con forza e veemenza la sua delusione e l’avversione ad una decisione che, qualcuno tra gli amministratori, definisce “scellerata”. C’è Vanda Grassi, il consigliere provinciale Franco Mazza e il combattivo sindaco di Atripalda Aldo Laurenzano: «Noi siamo con voi - dice, rivolgendosi a Galasso e a De Simone - da qui non passeranno».C’è il tempo per un ultimo sguardo di approvazione e di complicità: «Questa sera raccoglieremo tutti i consiglieri e i cittadini e ci schiereremo davanti al Cdr, andiamo, è giunto il momento di organizzarci», dicono gli amministratori mentre scendono le scale. Così è cominciata la lunga notte di Pianodardine.
Aprile 21, 2008
Enza Ambrosone, Unione di Centro, pensa ai prossimi appuntamenti per definire la fase politica post elettorale e pianificare le ambizioni del partito. Fa però un certo effetto vedere l’ex inquilina di via Tagliamento sentirsi parte integrante di un percorso targato Udc, quando ieri era adepta del Partito Democratico e l’altro ieri esponente locale della Margherita. Lei come tanti altri ha sposato questo nuovo progetto per schierarsi ancora una volta con l’onorevole Ciriaco De Mita, trombato anzitempo da Walter Veltroni. “Soltanto gli imbecilli non cambiano idea” - le parole di De Mita non fanno una grinza. A questo punto l’ex uomo più potente del mondo considererà Clemente Mastella un genio. Comunque, se il centrosinistra si lecca le ferite dopo la debacle del 14 aprile, i moderati demitiani possono pensare soltanto alle amministrative che vedranno il rinnovo del consiglio comunale di Avellino. Un anno di tempo, si capisce. Eppure Pionati sembra che corra per la sua strada. Caro centro, se questa è unione. Sarà proprio l’Unione che porta male? Se ne accorse Prodi qualche anno fa, ne fa le spese oggi Ciriaco De Mita.
Massimo Gardini
Aprile 6, 2008
E’ stata una brutta sconfitta. L’Avellino na offerto una prestazione scialba e scadente. Irritante, in una parola. Fossi stato un tifoso accanito, una di quelle persone che sacrifica amici, fidanzate e lavoro per la propria squadra del cuore, mi sarei arrabbiato e vergognato al contempo. Ma ho la fortuna di poter seguire l’Avellino senza troppi coinvolgimenti sentimentali e con quel pizzico di cinismo e di distacco che ti fa apparire antipatico ma “affidabile” allo stesso tempo. Tre i motivi che hanno determinato la pesante debacle contro il Grosseto:
1) Mancanza di concentrazione e troppa presunzione: la vittoria contro il Ravenna, invece di caricare l’ambiente e dargli nuova fiducia, ha reso la squadra presuntuosa e poco disposta al sacrificio. Come se la rottura di un tabù (quello delle vittorie esterne) sarebbe servito, da solo e anche in presenza di una prestazione scadente, per battere il Grosseto;
2) La forma fisica: davvero imbarazzante quella di alcuni calciatori biancoverdi. Conticchio è ormai il ricorso dello splendido centrocampista di Lecce e anche di Cagliari: contro il Grosseto si è segnalato soltanto per un lancio nei primi minuti di gioco. Poi è scomparso, accontentandosi di aprire il gioco sulla fascia di competenza: mai un guizzo, mai un’invenzione, il centrocampista non si è mai nemmeno fatto vedere dai compagni di reparto in fase di impostazione;
3) Il gioco: Sestu ha deciso di vivere di rendita e di doppi passi. Il tornante che era stato decisivo nella prima parte della stagione, ha perso completamente di vista l’importanza del gioco di squadra. Chiede palla, si affida ai doppi passi e sbaglia puntualmente il cross in mezzo all’area di rigore. Salgado deve, per forza, dribblare almeno due avversari prima di aprire il gioco o di passare la palla. Potrebbe fare la differenza, ma il problema è che il suo repertorio di finte e dribbling è troppo limitato e, una volta che lo hai mostrato ad un difensore esperto e smaliziato (vedi Innocenti o Gessa) non hai più possibilità di superare l’avversario. Anastasi non ha nemmeno più la forza e, probabilmente, anche la voglia di correre e sacrificarsi in mezzo al campo. Ed è talmente lento da far spazientire anche un elefante schierato sulla fascia. Insomma senza idee, senza gioco e senza la voglia di sacrificarsi non si può andare assolutamente da nessuna parte
Le notizie buone, d’altro canto, non mancano:
1) Calori ha dimostratto di essere un tecnico fermo e deciso: ha parlato di episodio spiacevole e ha rassicurato tutti che rimarrà tale. La sua calma e la sua fermezza potrebbero servire per restituire serenità a tutto l’ambiente in un momento difficile;
2) Pellicori e Nardini hanno dimostrato di voler combattere fino alla fine: il palo del centrocampista urla ancora vendetta nella sfida contro il Grosseto. Due stelle in mezzo al cielo nero sono comunque una guida e un segnale per tutti i compagni di squadra;
3) La prestazione esterna contro il Ravenna e il pareggio con l’Albinoleffe sono la conferma che nel calcio tutto è possibile se giochi, sudi e ti impegni per tutti i novanta minuti. Nessuno impedisce all’Avellino di andare a Vicenza di cogliere un risultato positivo sulla scia di quanto fatto nelle ultime settimane.
NB Dimenticavo, la solita domanda è: «Ma perchè l’Avellino ha perso per tre a zero contro il Grosseto, in una gara fondamentale per la vittoria?»
Marzo 18, 2008

Il nuovo eroe biancoverde si chiama Alessandro Calori. Il suo arrivo è coinciso con il ritorno alla vittoria della squadra biancoverde, dopo l’ennesima figuraccia di Piacenza che è costato il posto al suo predecessore Guido Carboni. Buona carriera da difensore, ha conosciuto il pacoscenico della serie A prima con l’Udinese e poi con il Perugia, tra le altre squadre. E proprio con i Grifoni ha realizzato uno dei gol più importanti della storia del massimo campionato italiano. Nel pantano del Curi (arbitrava Collina) il difensore realizzò di testa la rete del definitivo 1-0 contro la Juventus che le costò lo scudetto, cucendolo, di fatto, sulle maglie biancoazzurre della Lazio. Da allenatore non vanta una grande storia e tradizione, ma si è conquistato la fama di allenatore serio, coerente e “quadrato”. Ha conquistato così il patron biancoverde Massimo Pugliese che, in un colpo solo, si è liberato di Fabrizio Lucchesi, del direttore sportivo Crespini e di Carboni appunto.

Scelta coraggiosa, perchè Pugliese ha deciso di dare una svolta al campionato della propria squadra che rischiava di preciitare, anonimamente, in serie C. E, alla prima occasione, l’Avellino ha colto una vittoria contro il Rimini. Ovviamente non è solo merito di Calori ma buona parte della vittoria di sabato 22 marzo è anche e soprattutto merito del suo predecessore. Calori, però, è stato bravo a ridare entusiasmo all’ambiente biancoverde, sovvertendo gerarchie ormai sclerotizzato e assumendosi decisioni molto delicate tra cui l’eslusione di Cipriani, rimasto a guardare in tribuna. Il gioco, certo, è ancora lontano, visto che la squadra si è affidata ai lanci lunghi della retroguardia per il solito generoso Pellicori e per il suo partner Salgado. Ma si è visto spirito di sacrificio e nuovo entusiasmo in calciatori che erano diventati veri e propri oggetti misteriosi (vedi Nardini). E Lucchesi? Ha salutato tutti con garbo e ha spiegato che la sua missione ad Avellino era finita, ecco perchè la rescissione del contratto. Non è stata chiarita esattamente quale sia stata la sua missione, anche perchè il campionato non è ancora finito e l’obiettivo tanto decantato della salvezza è ben lontano dall’essere una certezza per Calori e i suoi uomini.
Un’avvertenza: questa sera si giocherà contro l’Albinoleffe: gara proibitiva che deve, però, confermare la ritrovata voglia di lottare e di sudare di tutta la squadra. I tre punti, poi, restano una chimera da inseguire…
Febbraio 26, 2008

Il caso De Mita, il terremoto Udeur e lo scandalo dei rifiuti. La nuova geografia politica consegna agli elettori incertezze e lacerazioni. Pionati fa qualche passo indietro e accoglie a braccia aperte il leader di Nusco. Giuditta pensa a Summonte come al suo piccolo Parlamento. E viene da chiedersi se ci siano ancora “rose bianche” in questa politica che cambia pelle, ma mai volti. Intanto Giuseppe De Mita lascia in assoluta libertà di pensiero il Partito Democratico. C’era da stupirsi del contrario. Non più di due anni fa Ciriaco e Giuseppe furono i primi ad avvertire l’esigenza di un Pd, che d’un tratto diventa la porta dell’antipolitica. Sarà la volta buona che l’Irpinia si svegli definitivamente da questo ovattamento e si affranchi dalle primazie intelligenti, ma caduche? Son gran “Casini” per tutti. Per cominciare da Berlusconi, proseguendo con De Mita e per finire con gli elettori. C’è ancora l’egida di De Mita? Sì, l’egida. Letteralmente uno scudo. Quanto di crociato abbia ancora lo decideranno gli ex democristiani. A proposito, ma esistono ancora?
Massimo Gardini
Febbraio 25, 2008
Veltroni si oppone alla dodicesima candidatura di Ciriaco De Mita. Fa notizia che il leader di Nusco abbia trovato qualcuno più “potente” di lui. Ma colpisce ancor di più l’interpretazione locale dell’evento: “De Mita sbatte la porta”. Soltanto in provincia di Avellino si è pronti a stupirsi perchè il Partito Democratico annuncia di non aver bisogno di lui. Il fulcro della vicenda è riassunto dal titolo de “La Repubblica”: “Via De Mita, restano i demitiani”. Chi sono oggi i demitiani e come cambieranno le loro abitudini?. Sono gli orfani politici o sono personaggi finalmente affrancati dall’ “intelligenza” di Nusco. Già l’intelligenza. Quella che un tempo rappresentava un valore supremo, a discapito dell’età. Sarà una scelta giusta quella di Veltroni? Intanto è una scelta inequivocabile. Un piccolo rinnovamento. Certo è che in Irpinia è un caso eclatante. Adesso bisognerà capire come risponderà l’elettorato. Perchè alla voce “Demitiani”non risponde soltanto Enzo De Luca, ma anche una fetta di elettorato prima democristiano, poi margheritiano, che deve fare i conti con questa nuova realtà. Vuoi vedere che a San Ciriaco ci sarà sempre meno il fenomeno del pellegrinaggio che tanto ha riempito le pagine dei quotidiani locali? Staremo a vedere. Massimo Gardini
Febbraio 19, 2008
Ancori scontri, ancora sangue a Savignano. Il tratto comune è stata la disperazione: quella dei manifestanti per l’ennesima discarica sul proprio territorio e quella dei poliziotti che dovevano eseguire gli ordini ricevuti: caricare le donne, le ragazze, gli anziani che si erano frapposti sul loro cammino. Manganelli, sangue, le urla sono state il leit motiv di tutta la giornata del 18 febbraio. E’ difficile immedesimarsi nei panni dei manifestanti: chi li vede non conosce i loro drammi, le loro storie personali, le loro sofferenze. Qualche campano si è ritrovato catapultato in mezzo a quella ressa: si è indignato, ha urlato, ha protestato e ha inviato attestati di stima. Ma a Savignano non c’era: al più era a casa sua a guardare la televisione. Qualcun altro, invece, si è indignato allo stesso modo per motivi diversi, opposti. “Ma questi dannati rifiuti da qualche parte devono pure andare… Mica ce li possiamo tenere sempre in strada. Se i tecnici hanno individuato Pustarza, significa che quella è la soluzione meno dannosa per quanto riguarda l’ambiente della Campania”. E via con discorsi simili. Già, ma chi lo spiega ai cittadini che hanno dovuto convivere per anni con Difesa Grande? Che si sono svegliati con il timore che, da un giorno all’altro, una discarica potesse prendere il posto di un antica struttura a contrada Ischia? E così la giornata dl 18 gennaio è trascorsa in un vero e proprio clima di guerriglia urbana: credo sia sbagliato colpevolizzare i poliziotti. Credo sia sbagliato colpevolizzare, allo stesso modo, chi stava manifestando. La disperazione umana non può essere colpevolizzata, deve essere compresa, interiorizzata e superata. Resta, allora, il giudizio sugli atti e sui gesti che essa ti costringe a fare o non fare. Chi ci ha rimesso in questa terribile giornata, sono stati i feriti, gli offesi, gli umiliati, coloro che si sono ritrovati in manette, interrogati, schedati. E coloro, ancora che piangevano per le manganellate ricevute, manco se fossero giovani teppisti devastatori che avevano appena cercato di distruggere quelle pompose riunioni del G8. Non vedo vincitori e vinti che almeno avrebbero potuto dare un senso a questa ennesima esplosione di follia dell’emergenza rifiuti. Se mai è possibile ritrovare un senso in tutto questo.
Febbraio 16, 2008
Nello splendido scenario disegnato tra Montevergine e il Partenio è spuntata una nuova montagna. Cresce di giorno, a ritmo sostenuto. E’ tutta blu. Per il momento è circondata dallo scetticismo generale, mentre c’è qualcuno che ha già ipotizzato che questo è soltanto l’inizio. Come a dire: guardate altre montagne cresceranno simili, se non addirittura più grandi. E’ domenica, una di quelle belle domeniche invernali: il sole splende ma fa freddo. Un brivido ti percorre quando intravedi da lontano Montevergine, la maestosità della montagna e di quel santuario. Un altro brivido ti assale quando più giù, a valle, vedi quella montagna blu. Lo stesso fremito ma due sensazioni opposte. E così il venti gennaio Avellino ritorna a respirare: decine e decine di uomini con la mascherina caricano tonnellate e tonnellate di rifiuti in strada. Ottocento, riferirà in un comunicato l’azienda che si preoccupa del raccoglimento e dello smaltimento degli scarti degli avellinesi. Si conclude così, di domenica, non l’emergenza ma il ciclo dei rifiuti avellinese e, a ruota, quello di tutta la provincia. Si compra, si produce spazzatura, la si ammassa per le strade nei pressi dei cassonetti. Si aspetta che la situazione igienico sanitaria degeneri e la pazienza dei cittadini finisca, per poi trasportare i rifiuti al Cdr. Qui avviene il miracolo: altra plastica imballa e condensa gli stessi rifiuti e i derivati della plastica. Balle di rifiuti era troppo forte. Troppo crudo. Allora gli hanno anteposto la parolina eco, così le persone le assimila alla parola ecologico. Ambiente, pulito, sano, problema risolto: così poi si evolve il pensiero del cittadino. Ma di ecologico quelle balle hanno soltanto quella parolina, perchè altro non sono che i rifiuti condensati e ridotti di dimensione, dice qualcuno. Il ciclo dei rifiuti, infine, si chiude con il trasporto delle ecoballe a campo Genova, a ridosso del capoluogo irpino. In pratica, gli avellinesi si ritrovano il giorno dopo, i rifiuti che avevano prodotto il giorno prima, solo più stretti e meno ingombranti. A spiegare il nostro ciclo basterebbe seguire i mezzi che trasportano immondizia al Cdr e che poi dallo stesso stabilimento ritornano con le ecoballe. E, intanto, la montagna ligure (perchè si trova a campo Genova) continua a crescere. Si, ma fino a quando, si chiedono i residenti della zona?
Febbraio 16, 2008
Pd o Pdl, solo una questione di elle. Elle come lady Mastella, involontaria picconatrice del già provato esecutivo Prodi. Elle come legge elettorale, la “porcata” che traghetterà ancora elettori ed eletti. Elle come legislatura con mandato di cinque anni, per quei pochi che riusciranno a tenersi strette le poltrone. Elle come la Destra e la Sinistra d’un tempo. Elle come la tentazione di astenersi. Elle come Lavoro che giace senza speranze nell’articolo 1 della Costituzione. Elle come lobby, fratello della casta. Elle come lieto evento. Tra due mesi il nascituro, Silvio o Walter. E se fossero davvero gemelli? Elle come Lega, con tutti i suoi Maroni. Elle come “lentamente muore…”. Lo diceva Neruda, poi Mastella; lo pensano i napoletani che muterebbero celermente l’avverbio. Elle come larghe intese, listone e luogo comune. Elle come “la sai l’ultima?”. Una barzelletta o l’ennesima batosta del carovita.
Massimo Gardini